Certificazione parità di genere

Quello della parità di genere è un tema sempre più attuale e sentito a livello globale. Notiamo infatti che il raggiungimento dell'uguaglianza di genere e dell’emancipazione di tutte le donne e le ragazze rappresenta uno dei 17 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile che i Paesi membri delle Nazioni Unite si sono impegnati a raggiungere entro il 2030.

L’Italia, tramite la Strategia adottata nel 2021, pone l’ambizioso obiettivo di posizionarsi entro il 2026 tra i 10 Paesi più virtuosi sul tema dell’uguaglianza di genere scalando la classifica redatta dall’Eige (Istituto europeo per l’uguaglianza di genere.

Al fine di perseguire quanto detto la Legge 162/2021 ha modificato il “codice della pari opportunità” risalente al 2006, abbassando la soglia numerica a 50 dipendenti per l’insorgenza dell’obbligo di redazione ed invio del rapporto biennale per le pari opportunità e, novità, l’introduzione della Certificazione della parità di genere che può essere richiesta e ottenuta a far data dal 1/1/2022.

Ma di cosa si tratta? Stiamo parlando di una certificazione da ottenere su base volontaria e della durata di tre anni, che permette all’azienda che la ottiene di accedere ad alcuni vantaggi, tra cui troviamo:

  • riduzione dell’1% dei contributi previdenziali complessivi a carico del datore di lavoro nel limite massimo di 50.000€ annui per azienda

  • un punteggio premiale per l’assegnazione di fondi e per la partecipazione a gare e bandi pubblici

  • riduzione del 30% della garanzia provvisoria prevista per l’affidamento dei contratti di servizi e forniture

Tutte le aziende pubbliche o private possono ottenere la certificazione indipendentemente dalla loro dimensione, elemento che però risulta rilevante per il tipo di percorso da intraprendere per l’ottenimento della stessa.

L’UNI/PdR 125:2022, infatti, identifica 6 aree su cui basare la valutazione (cultura e strategia; governance; processi HR; opportunità di crescita e inclusione delle donne in azienda; equità retributiva per genere; tutela della genitorialità e conciliazione vita lavoro) e per ogni area, contraddistinta da un peso in percentuale, individua specifici Key Performance Indicator (KPI). Il numero di KPI da soddisfare per ogni area viene determinato in base all’attività svolta dall’azienda identificata tramite il codice ATECO e in base alle dimensioni della stessa, sono infatti previste semplificazioni per micro e piccole imprese.

L’azienda che sceglie di ottenere la certificazione e che ha concluso il percorso di miglioramento interno nelle aree prima citate verrà sottoposta ad un audit da parte di un Ente Certificatore che conferirà tale certificazione qualora sia raggiunto lo score minimo del 60% dei KPI previsti per area per quella tipologia di azienda.

L’Ente ha inoltre l’obbligo di monitorare che tali condizioni raggiunte perdurino nel tempo effettuando controlli dopo 12 e 24 mesi dall’ottenimento di tale certificazione.

L’aver ottenuto tale certificazione può essere utilizzato dall’azienda anche come strumento di retention e di attrattiva sul mercato del lavoro poiché un’azienda con tale riconoscimento verrà vista come un buon ambiente di lavoro, che valorizza le sue risorse e che dà importanza al bilanciamento vita-lavoro.

Per le aziende lombarde è inoltre possibile accedere a dei finanziamenti per il conseguimento della Certificazione per la parità di genere. Regione Lombardia, attraverso il Fondo Sociale Europeo PLUS 2021-2027, ha previsto due linee di accesso ai sostegni:

  • La Linea di finanziamento A che prevede il co-finanziamento per l’acquisto dei servizi di consulenza a supporto delle imprese che intendano avviare le attività propedeutiche al conseguimento della certificazione di genere sopra specificate.

  • La Linea di finanziamento B che prevede il co-finanziamento delle spese sostenute dalle imprese per ottenere la certificazione della parità di genere.

E’ possibile reperire tutte le informazioni consultando l’apposito Avviso Pubblico sul sito di Regione Lombardia.