Fringe benefit 2024

I fringe benefit sono una retribuzione aggiuntiva che i datori di lavoro erogano ai dipendenti sotto forma di beni o servizi (retribuzione in natura) con lo scopo di migliorarne il benessere ed aumentarne la soddisfazione. Si tratta anche spesso di strumenti efficaci per attrarre figure professionali qualificate o per operare azioni di retention.

Esempi comuni di fringe benefit sono:

  • l'assegnazione a uso promiscuo dell’auto aziendale,

  • la fornitura di dispositivi elettronici come smartphone o computer,

  • polizze assicurative,

  • l'assegnazione di abitazioni,

  • prestiti a condizioni agevolate,

  • abbonamenti ai mezzi di trasporto pubblico ecc.

Il riconoscimento dei fringe benefit è generalmente previsto e disciplinato in sede di contrattazione individuale tra le parti nel momento dell’assunzione, inserendoli nel contratto di lavoro, oppure in corso di rapporto con specifico accordo scritto.

Dal punto di vista fiscale, la norma di riferimento è l'art. 51 del D.P.R. n. 917/86 (Testo Unico delle Imposte sui Redditi) che ricomprende nel reddito di lavoro dipendente tutte le somme e i valori in genere, a qualunque titolo percepiti nel periodo d'imposta, anche sotto forma di erogazioni liberali, in relazione al rapporto di lavoro. Nello specifico, l’art. 51 comma 3, del TUIR che prevede la non concorrenza alla formazione del reddito di lavoro dipendente del valore dei beni ceduti e dei servizi prestati al lavoratore se il valore complessivo degli stessi non supera la soglia di 258,23 euro nel periodo d’imposta. Il superamento della soglia comporta la tassazione ordinaria dell’intero ammontare dei fringe benefit, e non soltanto della quota parte eccedente il limite di 258,23 euro.

Tali importi dovranno essere evidenziati nel LUL nel periodo di competenza ed esposti poi in CU.

Novità 2024

Con la legge di Bilancio 2024 (art. 1, comma 16, L. n. 213/2023) il legislatore ha previsto, in deroga all’art. 51, comma 3, del TUIR, che limitatamente al solo anno fiscale 2024, non concorrono a formare il reddito entro il limite complessivo di 1.000 euro (anziché 258,23), il valore dei beni ceduti e dei servizi prestati ai lavoratori dipendenti, nonché le somme erogate o rimborsate ai medesimi lavoratori dai datori di lavoro per il pagamento delle utenze domestiche del servizio idrico integrato, dell'energia elettrica e del gas naturale, delle spese per l'affitto della prima casa ovvero per gli interessi sul mutuo relativo alla prima casa. Per i lavoratori dipendenti con figli a carico, compresi i figli nati fuori del matrimonio riconosciuti e i figli adottivi o affidati, la soglia di 1.000 euro è elevata a 2.000 euro.

Ricordiamo che i figli, per essere considerati a carico, non devono essere titolari di un reddito annuo superiore a 4.000,00 euro se di età inferiore ai 24 anni, o a 2.840,51 euro se di età pari o superiore ai 24 anni (condizione verificata con riferimento al 31 dicembre).